Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo

Le prime notizie certe risalgono al 1003 con l’atto di donazione dell’arcidiacono Tedeverto al vescovo Warmondo. La parte più antica è quella che va dal coro al campanile, corrispondente ad un edificio ad una sola navata, con abside semicircolare e facciata orientata ad ovest. Divenuta troppo piccola il vescovo Cesare Camillo Ferrero ne ordinò nel 1583 l’ampliamento. I lavori iniziarono nel 1585 e terminarono nel 1662. La bella facciata classica, un tempo affrescata con le figure di S.Bartolomeo, S.Rocco e S.Romualdo e delle quali è previsto a breve il rifacimento, si presenta con un’elegante peristilio e due artistiche vetrate, eseguite nel 1922 su disegni del pittore Morgari, che rappresentano “Gesù tra i fanciulli” e la “Sacra Famiglia”. L’interno è a tre navate, alquanto allungate, con belle colonne in pietra grigia e capitelli dorici. I freschi della navata centrale vennero eseguiti nel 1921 dai pittori Giovanni ed Andrea Ponchia da Montanaro. L’altar maggiore fu fatto costruire in stile barocco nel 1781 per volontà testamentaria della nobildonna Teresa d’Este, moglie di Francesco Ludovico Birago. L’icona, del pittore Visetti da Montanaro, rappresenta S.Bartolomeo nella gloria. Altri altari sono quelli di: San Giuseppe del 1596; S.Orsola e S.Antonio del 1622; Santo Rosario del 1585; S.S.Maurizio e Carlo del 1621, rifatto nell’ottocento. L’organo monumentale fu costruito nel 1921 dalla Ditta Vegezzi-Bossi da Centallo.

Approfondimenti

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN BARTOLOMEO:

La pievania di Vische è sicuramente molto antica; essa era la 12° fra le 14 in cui era divisa la diocesi eporediese ma, per mancanza di documenti, non è possibile accertarne la data di fondazione. Le prime notizie certe risalgono al 1003 con l’atto di donazione dell’arcidiacono Tedeverto al vescovo di Ivrea Warmondo.

L’amministrazione vescovile durò sino al 1273 quando il vescovo Federico di Front cedette i diritti feudali su Vische, compresa la chiesa parrocchiale, ai fratelli Oberto e Rainero, signori di Barone.

La parte più antica risulta quella che va dal coro al campanile, corrispondente ad un edificio ad una sola navata, con abside semicircolare e facciata orientata ad ovest. Divenuta troppo piccola per le esigenze della popolazione il vescovo Cesare Camillo Ferrero ne ordinò nel 1583 l’ampliamento. I lavori iniziarono nel 1585 e terminarono nel 1662.

La bella facciata classica, un tempo completamente affrescata, con le figure di S.Bartolomeo al centro e dei compatroni S.Romualdo e S.Rocco(2) (Agostino Visetti da Montanaro nel 1868; Tullio Alemanni da Ivrea nel 1948; P.sa Gili da Cigliano nel 2010) (3) si presenta con un elegante peristilio ed un antico portale ligneo riccamente scolpito, con le figure di S.Bartolomeo e di S.Rocco nella parte superiore e teste di angeli sui battenti, opera dello scultore Carlo Giuseppe Flechia del 1729. L’interno è a tre navate, alquanto allungato, con belle colonne in pietra grigia e capitelli dorici; i freschi della navata centrale vennero eseguiti nel 1921 dai pittori F.lli Giovanni ed Andrea Ponchia da Montanaro.

Nell’interno si possono anche ammirare:

ALTARI:

- L’Altar Maggiore: Il primitivo era addossato al fondo dell’abside; l’attuale, in stile barocco, fu fatto costruire in marmi policromi nel 1781 per espressa volontà testamentaria della nobildonna Teresa d’Este, moglie di Francesco Ludovico Ignazio Birago e riporta ai lati gli stemmi in bronzo delle due famiglie.

- La splendida icona ovale rappresentante San Bartolomeo nella Gloria venne commissionata, assieme ad  altre pitture e decorazioni, al pittore Agostino Visetti da Montanaro (1821-1904)  nel 1868 per 1600 lire (di esse sopravvivono l’Assunta nella volta centrale ed i medaglioni sopra le colonne).

Accanto alla balaustra un artistico leggio in legno scolpito con l’aquila della Fam. Este, coevo dell’altare.

Cappella di destra:

Altare di S.Giuseppe: Nel 1596 risulta da un testamento che, addossato al campanile, trovavasi l’altare dedicato a S.Anna. Il 26 settembre 1868 detto altare venne, non senza qualche opposizione, distrutto e sostituito da uno, più elegante, con mensa in marmo sostenuta da due colonne pure in marmo, sotto il titolo di S.Giuseppe. Nel 1962 venne trasportato nella attuale posizione e reso  tutto in marmo. In un periodo imprecisato la statua del Santo fu tolta dalla nicchia e sostituita da quella del Sacro Cuore ed attualmente è allocata nel secondo arcone di sinistra.

Navata di destra:

- L’altare di S.Orsola o del Carmine e S.Antonio: se ne fa cenno per la prima volta nella visita pastorale del 1670 e risulta costruito dopo il 1662 sotto il titolo unico di S.OIrsola. Nella  visita pastorale del 1751 si legge che vi è eretta anche la Compagnia della Vergine del Carmine, mantenendo il doppio titolo sino al 1832, quando ritenne solo più quest’ultimo. Il quadro soprastante, commissionato nel 1868 al pittore Visetti di Montanaro, rappresenta la Madonna del Carmine che consegna l’”abitino” (4) a Simone Stock (Aylesford 1165-Bordeaux 1265 priore dell’ordine Carmelitanol (5); al centro, genuflesso, San Luigi e a destra Santa Caterina (6).

Navata di sinistra:

- Altare del Santo Rosario: se ne parla per la prima volta nella visita pastorale del 1585 di Mons.Peruzzi. Nel 1621 lo troviamo provvisto di una statua vestita di seta. L’attuale venne eretto in marmo, in stile barocco, nel 1781. La statua nella nicchia è in legno dorato e dipinto.

- Altare dei Santi Maurizio e Carlo (7): anche di questo altare si parla per la prima volta nella visita pastorale del 1621. L’attuale è in marmo, con icona ottocentesca (circondata da bella cornice tardo cinquecentesca pesantemente ridipinta) e rappresentante la Madonna del Rosario con ai piedi genuflessi San.Maurizio e San Domenico. (8)

ALTRO:

- Pulpito e statua di S.Bartolomeo: dell’antico pulpito in legno scolpito del 1640 (esistito sino agli anni 70 del XX sec.) restano un crocefisso custodito in sacrestia e tre pannelli, murati nella navata Sx dopo la nicchia di S.Bartolomeo; pregevole opera in legno, dorato e dipinto nel 1921, rappresentante l’apostolo in piedi su una nuvola argentea; due angeli genuflessi presentano la palma ed il coltello, simboli del suo martirio. Da notare l’identicità di fattura tra la “macchina” di San Bartolomeo e la statua di San Giuseppe posta all’ingresso della navata di sinistra; probabilmente opere della stessa bottega e dello stesso periodo.

- Organo: L’organo monumentale attuale venne costruito dalla Ditta Vegezzi-Bossi di Centallo (Cn) nel 1922, in sostituzione del precedente, realizzato nel 1771 su progetto del sig. Concone, organista della Casa reale (9), con facciata dello scultore Giuseppe Pollengo da Torino (1719-1794), e restaurato nel 1971 da G:Sorteni ed E. della Piccola, della Organaria Marciana di Venezia-Ravenna della scuola Callidiana (10).

- Finestre artistiche: Le artistiche finestre vetrate della facciata furono eseguite nel 1922, cotte a fuoco dalla Ditta Flandin su disegni del pittore Morgari (11), e rappresentano l’una “Gesù tra i fanciulli” e l’altra “La Sacra Famiglia”.


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