Antica Parrocchiale di Santa Maria detta "La Madonnina"


Questa cappella, chiamata Santa Maria o chiesa delle Vigne Calve oppure La Madonnina, con il tempo assunse anche al rango di luogo di pellegrinaggio per merito di un altare dedicato alla Madonna delle Grazie. Santa Maria fu sospesa come parrocchia all’inizio del 1500 e nel 1585 mons. Peruzzi, trovando l’edificio ridotto in cattive condizioni, la uni definitivamente a quella dei santi Gervasio e Protasio.  Nel 1651 mons. Asinari non constatò miglioramenti e solo nel 1751 mons. De Villa relazionò di condizioni migliori, ma solamente  tra il 1784 e il 1786 si avviarono lavori di restauro, mentre nel 1823 furono costruiti il porticato e la facciata neoclassica. Altri lavori furono fatti nel 1915 e nel 1982.

Approfondimenti

Questa chiesa si presenta con una armonica facciata neoclassica preceduta da un elegante porticato, ma la sua origine è remota, forse risalente all’XI-XII secolo, e G. Forneris, la colloca nel novero delle chiese romaniche del Canavese. Il tempio ebbe funzioni, cosi come tutto il borgo di santa Maria, oltreché di parrocchia foranea, anche di ostello per viandanti e pellegrini  diretti a Vercelli, che intendevano valicare la Dora Baltea al ponte Copacij.
Questa cappella, chiamata santa Maria o chiesa delle Vigne Calve oppure La Madonnina, con il tempo assunse anche al rango di luogo di pellegrinaggio per merito di un altare dedicato alla Madonna delle Grazie. Santa Maria fu sospesa come parrocchia all’inizio del 1500 e nel 1585 mons. Peruzzi, trovando l’edificio ridotto in cattive condizioni, la uni definitivamente a quella dei santi Gervasio e Protasio.  Nel 1651 mons. Asinari non constatò miglioramenti e solo nel 1751 mons. De Villa relazionò di condizioni migliori, ma solamente  tra il 1784 e il 1786 si avviarono lavori di restauro, mentre nel 1823 furono costruiti il porticato e la facciata neoclassica. Altri lavori furono fatti nel 1915 e nel 1982.
Le risultanze romanico-gotiche di santa Maria sono evidenti solo se dettagliatamente descritte da un esperto, non essendolo l’autore, si preferisce trascrivere integralmente quanto detto da Guido Forneris:
“Nonostante tutte queste manomissioni e alterazioni, la chiesa, oltre all’orientamento e alla pianta originale a tre navate, conserva ancora a sud una parte del cleristorio romanico con due monofore, una delle quali completamente tamponata. Rimangono però, osservando attentamente, altri antichi indizi, come l’ultima campata laterale destra, che presenta ancora la sua impronta tardo quattrocentesca, cosi come i coevi mattoni decorati in bianco a coda di rondine che fanno da cornice  esterna al cleristorio, ma anche gli archi e  i pilastri, sicuramente un tempo a base quadra, che separano le tre navate”
Molto particolare è un dipinto murale  raffigurante la Madonna del Latte, icona molto venerata  sotto le vesti di Madonna della Grazie. Il disegno, molto ritoccato, è degli inizi del XVII secolo o della fine del precedente,  ma è ispirato alla iconografia medievale canavesana, e in origine  era posto su un’altra parete, dalla quale fu tolto quando fu costruita la cappella e l’altare attuale.”
Come di costume sino al 1834, nel terreno a meridione di questa  chiesa insisteva un cimitero, probabilmente usato dalla gente del Borgo santa Maria e dai viandanti  che  morivano durante la  loro sosta in paese. Le persone di riguardo venivano invece inumate nel cimitero all’interno del ricetto adiacente la parrocchiale dei santi Gervasio e Protasio. Dopo l’anno 1834 il cimitero di Mazzè fu trasferito nel sito ancora attualmente adibito a tale scopo.


© 2017   All rights reserved.