Chiesa di Tonengo

Nel 1832, l’allora cappella di Tonengo titolata a San Francesco d’Assisi fu elevata a parrocchia. Dopo i festeggiamenti per quanto ottenuto, i tonenghesi più avveduti si ripromisero immediatamente di costruire una chiesa in grado di espletare alle nuove funzioni, tanto più che erano sorte controversie con l’antica parrocchia di Mazzè sulla divisione delle competenze. La questione era indubbiamente urgente, in quanto l’Amministrazione comunale non vide di buon occhio l’elevazione a parrocchia della cappella tonenghese, probabilmente interpretandola come il prodromo del tentativo di creare un Comune autonomo.
Nel giro di qualche anno i tonenghesi incaricarono altrettanti professionisti di redigere ben tre progetti del nuovo tempio, scegliendo alla fine quello proposto dall’arch. Clerico, principalmente perché prevedeva una spesa complessiva di sole 12.000 lire. I lavori iniziati nel 1857 terminarono nel 1861 e diedero luogo alla costruzione di una chiesa a croce latina ad una sola navata Ancora oggi il tempio possiede una sua lineare eleganza, ma certamente non può essere annoverato tra le chiese più antiche della diocesi d’Ivrea.
All’interno della chiesa esistono opere di discreta fattura dovute ai pittori Agostino Visetti e Francesco Salvetti, nonché lavori dello scultore Giovanni Cappone. A destra dell’entrata principale troneggia una statua di San Rocco, mentre un’altra raffigurante San Francesco è custodita in una nicchia della muratura.

Approfondimenti

Sotto il profilo architettonico le chiese e le pievi romaniche in terra di Canavese ubbidiscono al modello basicale con la facciata a capanna, l'interno ad una o a tre navate culminanti in absidi semicircolari. Uno degli esempi più eleganti e meglio conservati è rappresentato dalla chiesa di San Secondo a Magnano.

Non mancano tuttavia strutture architettoniche differenti come la Pieve di San Lorenzo a Settimo Vittone a pianta centrale cruciforme. Alquanto originale è anche la struttura del cosiddetto Gesion, chiesa ormai ampiamente diroccata posta nel territorio di Piverone, la cui unica navata è interrotta da un tramezzo con tre archi sostenuti da due colonne che separa la zona presbiteriale.

Un elemento architettonico peculiare, che si riscontra con una qualche frequenza nelle chiese romaniche canavesane – elemento che mette in evidenza la contiguità culturale con la Francia – è il così detto clocher – porche, vale a dire la costruzione in facciata del campanile, alla cui base si apre un vestibolo che funge da ingresso alla chiesa. Si tratta di una soluzione alquanto rara in area padana e che, invece, si riscontra nel Canavese con una certa frequenza: a Lugnacco (chiesa parrocchiale della Purificazione di Maria Vergine), a Chiaverano (chiesa di Santo Stefano in Sessano) ed in altre località.


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